domenica 6 aprile 2014

SENTO IL TUO DISORDINE

di Mariangela Gualtieri


Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.
Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.




sabato 29 marzo 2014

L’ODORE DEL DOLORE

di  XULIO L. VALCÁRCEL


Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.


(da A melancolía dos corpos)

martedì 4 marzo 2014

ALL'UNA LA MIA FORTUNA ALLE DUE IL TUO OROLOGIO

di Óscar Arturo Hahn Garcés


Sono stato tutta la notte in piedi davanti alla tua porta
aspettando che uscissero i tuoi sogni
all’una uscì una galleria di specchi
alle due una stanza da letto inzuppata d’acqua
alle tre uscì un albergo in fiamme
alle quattro uscimmo tu ed io facendo l’amore
alle cinque uscì un uomo con una pistola
alle sei si udì uno sparo e ti sei svegliata
alle sette lasciasti trafelata casa tua
alle otto ci trovammo all’hotel Valdivia
alle nove ci moltiplicammo negli specchi
alle dieci ci distendevamo su quel letto d’acqua
alle undici abbiamo fatto l’amore fino allo sterminio
ora sono le dodici, mezzogiorno
e ho tra le braccia il corpo di tutti i miei delitti


 

domenica 17 novembre 2013

DOPO LA BATTAGLIA

di Georg Heym


Nei campi fittamente stanno i corpi,
sul verde pendio, sui fiori, i loro giacigli.
Disperse le armi, le ruote di raggi prive
e ribaltati i ferrei affusti.

Da pozze fumigano fiati di sangue,
in nere e rosse coltri confondono il sentiero.
E schiuma il ventre dei cavalli morti
che all’alba le loro zampe stirano.

Nel gelo della brezza il lamento ancora agghiaccia
dei morenti, quando alle porte orientali
un bagliore smorto appare, un lume acerbo,
il lieve nastro dell’inattingibile aurora.



mercoledì 30 ottobre 2013

Ultima poesia

di Manuel Bandeira


Così io vorrei la mia ultima poesia
Che fosse tenera dicendo le cose più semplici e meno intenzionali
Che fosse ardente come un singhiozzo senza lacrime
Che avesse la bellezza dei fiori quasi senza profumo
La purezza della fiamma in cui si consumano i diamanti più limpidi.
La passione dei suicidi che si uccidono senza spiegazione.



domenica 18 agosto 2013

Apri a chi non bussa

di Fernando Pessoa


Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta,
dicendo che è un mio emissario,
non credergli, anche se sono io;
ché il mio orgoglio vanitoso non ammette
neanche che si bussi
alla porta irreale del cielo.
Ma se, ovviamente, senza che tu senta
bussare, vai ad aprire la porta
e trovi qualcuno come in attesa
di bussare, medita un poco. Quello è
il mio emissario e me e ciò che
di disperato il mio orgoglio ammette.
Apri a chi non bussa alla tua porta.


 

PRONUNCIO IL TUO NOME

di Federico Garcia Lorca


Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.

Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.

Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!


mercoledì 8 maggio 2013












Caro lettore,
trovo di poco gusto entrare nei blogs altrui per lasciare la pubblicità del proprio , senza neppure un segnale minimo di apprezzamento.
Non tengo a queste formalità e ti assicuro che distinguo un apprezzamento da una ruffianeria, ma correttezza e curiosità vorrebbero che, in quel caso, si venisse ricambiati. Nonostante la tua scorrettezza, ho letto alcune proposte pubblicate e posso dire con serenità che non mi hanno entusiasmato sia per l'enfasi utilizzata che deve ancora essere domata, sia per certi luoghi fin troppo visitati dai versi di piccoli e grandi poeti e per l'uso delle tronche che ancòra quelle poesie ad un fine ottocento storicamente sorpassato. Questo, è solo il mio parere, naturalmente e dovrebbe spiegarti la motivazione della rimozione del tuo “commento”.
Tutti i miei auguri di buona poesia. 
 
 

martedì 30 aprile 2013

Sempre questa sensazione di inquietudine

di Gioconda Belli

 
Sempre questa sensazione di inquietudine
di attesa d’altro.

Oggi sono le farfalle e domani sarà la tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi...
splendenti stelle nove...
e continuo a far scoppiare pop corn nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente...

Ma devo ricordarmi che sono qui e che
continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.
 




martedì 19 marzo 2013

IL TUMULTO DEL CUORE

di Elisabeth Bishop


Il tumulto del cuore
insiste a far domande
Poi smette e si accinge a rispondere
nello stesso tono di voce
Nessuno coglierà la differenza
Conversazioni prive d' innocenza
al loro avvio, coinvolgono poi i sensi,
nelle intenzioni almeno
E poi non c' è più scelta
e poi non c' è più senso;
Finchè un nome
e tutto quel che implica coincidono.



 

A CASA

di Soledad Álvarez 

È bello tornare
Togliersi le scarpe
Lavare via con l’acqua la polvere del lungo giorno
Toccare nuda le pareti nude della casa
Camminare come cieca tra i mobili, i libri, le lampade
come una cieca che possiede solo queste povere cose
Dovrei sistemare le porte, ridipingere il soffitto
smerigliare gli specchi dove mi smarrisco
dove guardo una che non può scappare da nessuna parte
perché la casa è una torre che nessuno conosce
Meglio così
Mi basta quello che ho
Mie sono le formiche assorte
il percorso brillante delle lumache
la rana appena nata nel bagno di mia figlia
e questo lungo blues per dire il tuo nome
come un trofeo.





 

SUBLIME OSCURITA'


di Gonzalo Rojas




Stanotte ti ho toccato e ti ho sentito
senza che la mia mano si perdesse più in là della mia mano,
senza che mi sfuggissero il corpo e l’udito
in modo quasi umano
ti ho sentito.

Palpitante, non so se come sangue o come nube,
errante,
quasi in punta di piedi, per la casa, oscurità crescente,
oscurità calante, corresti scintillante.

Corresti per la mia casa di legno,
apristi le finestre
e udii il tuo palpito tutta la notte,
progenie degli abissi, silenziosa
guerriera, così terribile, così sublime,
che tutto ciò che esiste, per me, ora,
senza il tuo fuoco è semplice chimera.



Poesia, anno XVI, marzo 2003, n. 170
Crocetti Editore
(Traduzione di Cristina Sparagana)



domenica 10 febbraio 2013

LE CONCHIGLIE

di Paul Verlaine


Ogni incrostata conchiglia che sta
in quella grotta in cui ci siamo amati
ha la sua propria particolarità.

Una dell'anima nostra ha la porpora
che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
quando io brucio e tu a quel fuoco ardi;

Un'altra imita te nei tuoi languori
e nei pallori tuoi di quando, stanca,
ce l'hai con me perché ho gli occhi beffardi.

Questa fa specchio a come in te s'avvolge
la grazia del tuo orecchio, un'altra invece
alla tenera e corta nuca rosa;

Ma una sola, fra tutte, mi sconvolge.


le.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-18874>

C'E' CHI MEGLIO DEGLI ALTRI

di Wislawa Szymborska


C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
E’ tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
E’ lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po’ lo invidio
per fortuna mi passa.

 


domenica 18 novembre 2012

DEDICA

di Alda Merini


Occorre un amore grande
per viverti accanto, amor mio,
e cavalcare un destino
che è come un puledro avverso,
come una macchina astrusa.
E tu vorresti scendere,
guardare pascoli azzuri
e invece il destino bizzarro
sbatacchia le povere ali
e immiserisce l'amore.
Così, quando è sera,
io mi adagio al tuo fianco
come vergine stanca,
né so cosa tu mi puoi dare,
né sai cos'io voglia dire.










CRUDO E LUNGO INVERNO

di Enrique Gracia Trinidad


Mi sono vestito lentamente, una
camicia scura, un paio di jeans;
fa molto freddo e mi metto una giacca
di panno nero con le scarpe grosse;
portafoglio, occhiali, orologio,
e giù in strada, un giorno come gli altri.
Di fronte alla prima vetrina
la vertigine mi assale e capisco
che il freddo da evitare è un altro freddo,
che sono quasi nudo:
sono uscito come tante altre volte
con tutto il cuore allo scoperto.




 

domenica 28 ottobre 2012

Continuiamo a fare l’amore?

di Antonio Porta


Continuiamo a fare l’amore?,
hai detto non ancora sveglia una mattina,
per tutta la notte ci eravamo solo sfiorati
con la punta delle dita, con i piedi
e ora per arrivare alla pienezza
sono bastate le tue parole
e un lieve bacio di addio sulle labbra
per sentire che i corpi si erano uniti nel sonno
piú che nella veglia.





 

DIFFICILE E' CREDERE

di Eugenio Montale


Difficile è credere
che sia un dono la vita,
quando si trascina una
stanca esistenza e il vivere
d’ora in ora ci tortura ;
ma anche nei tuoi occhi
vedo
brume di dolore.
Hanno già flagellato il tuo
giovane cuore ? E rispose per te

il mare e un ombra lieve
di cormorano. Tacevi
e sogguardavi mesta
l’orizzonte estremo.
 
 
 

HO MESSO IL MIO SOGNO SU UNA NAVE

di Cecilia Meireles



Ho messo il mio sogno su una nave
e la nave sul mare;

- dopo, ho aperto il mare con le mani,
per far naufragare il mio sogno

Le mie mani sono ancora bagnate
dall'azzurro delle onde semiaperte,
e il colore che scorre dalle mie dita
colora le spiagge deserte.

Il vento viene da lontano,
la notte si curva dal freddo;
sott'acqua sta morendo
il mio sogno, dentro una nave...

Piangerò quanto sarà necessario,
affinché il mare possa crescere,
e la mia nave arrivi al fondo
ed il mio sogno scompaia.

Dopo, tutto sarà perfetto;
spiaggia liscia, acqua ordinata,
i miei occhi secchi come pietre
e le mie due mani rotte.





SMOBILITAZIONE DELLE ARMATE AMOROSE

di Georgi Gospodinov


Si è accesa la sigaretta a quel modo,
da cui si capisce che tutto
è già deciso e ha detto:
è finita. . . mi sento come un'armata
In tempo di pace,
manovre su campi abbandonati,
esercitazioni infruttuose
sempre più lontano
da luoghi pieni di vita,
foglie, sterpi, fango, retrocortili,
come un fumatore tra gente che ha smesso di fumare,
come un amante tra chi ha rinunciato all'amore.

Oh, tu lo pensi da tanto, le dissi,

sembra una poesia.
A me spetta il finale, eccolo:
Io sono ferito leggermente,
ferito molto leggermente
e goffamente sanguinante
in tempo di pace.
 
 
 


PRESENZA

di Alejandra Pizarnik


La tua voce
in questo non potersene uscire le cose
dal mio sguardo
mi spossessano
fanno di me un vascello in un fiume di pietre
se non è la tua voce

pioggia sola nel mio silenzio di febbri
tu mi liberi gli occhi
e per favore
parlami
sempre.
 
 
 
 
 

Nome non ha

di Sibilla Aleramo


Nome non ha,
amore non voglio chiamarlo
questo che provo per te,
non voglio tu irrida al cuor mio
com'altri a' miei canti,
ma, guarda,
se amore non è
pur vero è
che di tutto quanto al mondo vive
nulla m'importa come di te,
de' tuoi occhi, de' tuoi occhi
donde di rado mi sorridi,
della tua sorte che non m'affidi,
del bene che mi vuoi e non mi dici,
oh poco e povero sia,
ma nulla al mondo più caro m'è,
e anch'esso,
e anch'esso quel tuo bene
nome non ha.




domenica 23 settembre 2012

LUNGOMARE

di Eugenio Montale



Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove

ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l'oscura primavera
di Sottoripa.

Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzìo lungo viene dall'aperto,
strazia com'unghia i vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch'ebbi in grazia
da te.
E l'inferno è certo.




sabato 14 luglio 2012

VORREI NON ODIARE QUESTA SERA


di  Josè Hierro



   Vorrei non odiare questa sera,
non portare sulla mia fronte la nube oscura.
Questa sera vorrei avere occhi più chiari
per posarli sereni nella lontananza.
   Dev'essere bellissimo poter dire:
"Credo nelle cose che esistono e in altre
        che probabilmente non esistono,
in tutte le cose che possono salvarmi,
        anche ignorando il loro nome;
conosco la frutta dorata che dona l'allegria."
   Vorrei non odiare questa sera,
sentirmi leggero, essere fiume che canta,
        essere vento che muove la spiga.
Guardo a ponente. S'abbuiano i lunghi percorsi
        che vanno nella notte,
che donano la loro stanchezza alla notte, che entrano
        nella notte a sognare nella sua grande menzogna.





NOI NON CREDIAMO...

di Julia Copus


Noi non cediamo all’amore:
è l’amore che sale in noi
come certa musica,
una sinfonia o una ballata
ed è color seppia
come il tè versato che risale lento
attraverso i mille tunnel perfetti
di una zolletta di zucchero
posata accanto alla tazza.
Sì, l’amore è così:
proprio quando meno ne abbiamo bisogno
quando meno ce l’aspettiamo
una parte di noi vi affonda dentro
per caso o per sbaglio
e l’amore risale attraverso
le nostre vene
e si aggrappa all'interno delle camere del cuore.